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Sulla processione del Venerdisanto PDF Stampa E-mail
Franco Cerase ci manda questo "appello" che molto volentieri pubblichiamo:

Venerdì santo
Appello ai procidani

Amici, i nostri progenitori nell’arco di vari secoli della loro storia ci hanno regalato un retaggio di storia, cultura e tradizioni invidiabile e che noi procidani di oggi stiamo compromettendo.
Emblematica in questo senso è la processione del Venerdì Santo. Una regia secolare ha messo insieme sentimenti religiosi, arte, folklore, musiche, profumi,ecc., combinando atmosfere, clima, albe e tramonti, in quell'unicum che costituisce per i procidani il fascino del venerdì santo, condiviso anche da non locali.
Purtroppo però dobbiamo constatare che le caratteristiche vere dell’evento sono rimaste oltre che per le fasi preparatorie, solo per i due momenti estremi, il trasporto del Cristo e dell’Addolorata dalla congrega all’ abbazia e ritorno, che dovrebbero essere invece semplici tappe di trasferimento: la processione solenne che dovrebbe essere il fulcro di tutto è ridotta  a quella che già vent’anni fa il curato Fasanaro definì una carnevalata.
Un impegno notevole di uomini, capacità, cultura, lavoro si riduce ad un disordinato  corteo ( ma questa definizione è impropria) che per compiere circa due chilometri impiega 5 ore, stancando tutti dai partecipanti agli spettatori. Dai piccoli angioletti  agli anziani con la candela per non parlare dei portatori delle statue, delle croci, del Cristo, dei componenti la banda,ecc., tutti affrontano l’inutile sacrificio di una partecipazione statica che stanca più per lo stare fermi che per il resto (io personalmente ho smesso di partecipare alla processione che mi aveva visto partecipante per 50 anni perché mi stancavo portando semplicemente il lenzuolo). Se si tiene conto poi che i dirigenti della congrega, non di tenera età, sono impegnati dalle 04.30 del mattino e restano in attività fino alle 23.00, il tutto diventa massacrante.
Una processione è tale se procede lentamente ma inesorabilmente e forse nel nostro caso il fascino vero sta nell' incedere lento del corteo accompagnato dal canto dei confratelli e dalle marce della banda come si verifica la mattina e la sera con i due cortei di trasferimento. La solenne processione invece ha perso tutte le sue caratteristiche sia religiose sia folkloristiche e in definitiva mortifica il pur non comune impegno, lo sforzo, la passione, le capacità e tutto quanto necessita all’evento e che l’intero paese mette a disposizione per la sua realizzazione.
Personalmente ritengo da tempo che la causa prima se non unica per cui il corteo risulta lento e disordinato, con continue  interruzioni e fratture, sia costituita dalla mania di alcuni realizzatori di misteri di costruirne di inutilmente grandi e pesanti al di là del loro valore artistico e culturale che pur talvolta esprimono.
Con le difficoltà di trasporto che si ingenerano si verificano nel corteo quelle fermate, quelle fratture , quell' inutile vocio, che fanno perdere alla processione quelle caratteristiche di solenne mestizia e profondo raccoglimento che dovrebbe invece indurre in partecipanti e spettatori e che nei cortei di trasferimento invece si conservano.
Sono dell’idea che si dovrebbero imporre seriamente limiti nelle  dimensioni e nel peso dei misteri (su questo punto si è già falliti ma forse non c’è stato sufficiente polso)  oppure renderli autoportanti (cosa in definitiva abbastanza semplice e nelle potenzialità elevate dei preparatori).
Le mie ipotesi di soluzione potrebbero essere lacunose ed inidonee e si potrebbero correggere ed integrare o proporne di altre, ma su una cosa non credo si possa dissentire: così come è la processione non va .
Bisogna intervenire essendo la manifestazione a rischio di implosione per cui, con il voler inutilmente crescere di dimensioni, si finisce col perdere la manifestazione stessa ; ed è un notevole patrimonio di tutti.
Vorrei con questa lettera aprire sulla questione un dibattito e chiamare quanti condividono le mie osservazioni ad un impegno concreto per ricondurre la processione a valori e significati che ancora conservano i due cortei di trasferimento: abbiamo da oggi un anno di tempo per riflettere ed operare, e, credo, il dovere di non far perdere nella nostra indifferenza un patrimonio così notevole.
Cordialmente con gli auguri di buona pasqua
Franco Cerase
 
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