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Riflessioni sul problema rifiuti PDF Drucken E-Mail

caro Franco Cerase,
sono completamente d'accordo con le tue riflessioni che si sposano perfettamente con quanto da me espresso in quest'articolo e in quest'altro .
Lo pubblico invitando tutti a d esprimere opinioni e dare contributi.

 ZERO WASTE
Nessuno può dire di avere idee chiare relative alla risoluzione del problema rifiuti se non si pone nell’ottica di quella che può essere l’unica soluzione ottimale cioè zero rifiuti che nella versione inglese di zero waste è più chiara perchè in inglese waste significa spreco.
NIENTE SPRECHI quindi se vogliamo ottenere il massimo risultato di pulizia ambientale.

Questo è in netto contrasto con un sistema economico che pone lo spreco al centro del sistema stesso per cui viene perseguito, prodotto e facilitato  ed in questa veste viene definito crescita economica  che gli esperti chiamano PIL.
Disperatamente non vogliamo accettare il punto precedente, e  la convinzione corrente è che si possano risolvere i problemi che ne conseguono attraverso una sempre più sofisticata tecnologia.
 A problema creato cioè si propongono dopo soluzioni affidate a processi tecnologici, ignorando in tal modo due importanti principi che sono a conoscenza di tutti :
- non esiste in nessun processo la possibilità di un vero ritorno
  all’origine,
- i problemi che si intendono risolvere dipendono dalla tecnologia   
  e non può essere questa a poterli risolvere.
Ritengo che questi punti devono essere sempre ben chiari quando si vuole affrontare a qualsivoglia livello il problema rifiuti, perchè diversamente si rischia di adottare soluzioni che sembreranno tali solo a breve termine e potranno condurre a ben maggiori problemi in seguito.
Mi rendo conto che bisogna necessariamente partire da una situazione per cui quanto sopra non è chiaro a tutti , ma si deve pur sempre impostare la problematica non ignorando quanti punti. Partendo dallo stato attuale la  produzione ed uso di materiali portano a dover fare i conti con quantità di rifiuti  che oggi sono dell’ordine  di 500kg pro capite annui e le quantità sono in continua ulteriore crescita, e questa circostanza ci costringe sempre ad inseguire.
Allo stato attuale le soluzioni passano attraverso le ormai famose R che diventano sempre più numerose ma che possiamo restringere a  4  . Ridurre, riutilizzo, riciclo, raccolta.
Finora il problema è stato affrontato solo per quanto riguarda l’ultimo aspetto cioè la raccolta ed il massimo che si realizza oggi  nei cosi detti paesi virtuosi è la raccolta differenziata , peraltro limitata a percentuali di differenziazione modeste ( 35% ) e disomogenee.
Con riferimento ai dati di Monte di Procida, la quantità di rifiuti che ci riguarda sarebbe di 450kg/anno per abitante con la distribuzione interna:
-    1/3  rifiuti umidi organici pari a  150 kg per persona annui
-    1/2  rifiuti secchi misti       “    “  225 “    “        “        “
-    1/6     “     vari                    “    “   75  “     “       “        “
Una proposta di soluzione nello spirito delle 4 R non può che essere la seguente :
Ridurre
 a )riduzione dell’umido
la quantità di organico prodotta - su questa linea la possibilità di effettiva riduzione è insignificante in quanto questa costituisce una componente dell’insieme che nel tempo non ha avuto incrementi stante la costanza  della quantità di materiali derivanti dall’alimentazione.
Ma recuperando criteri antichi di utilizzo di questi materiali e trasformandoli in fertilizzanti per i terreni, si può effettuare una drastica riduzione della quantità di rifuti organici che pur prodotta deve venir raccolta e  portata in discarica. Ciò si ottiene attraverso il compostaggio sia con compostiera sia direttamente nei giardini. Ritengo che con opportuni incentivi ed una serie di oculate informazioni si possa diffondere una  cultura che rovesci la sindrome del NIMBY ( not in my back yard ) e favorisca la disponibilità addirittura a mettere a  disposizione il proprio giardino per ricevere e compostare in maniera controllata e sicura i rifiuti organici rigorosamente differenziati da qualsiasi altro tipo di materiale. In questo modo in un paese come il nostro, ritengo si possa ottenere  la riduzione dell’organico del 50 % cioè quantità di circa 75kg/A per persone, e quindi 7,5 T/A nell’intero territorio comunale. Quanto proposto rientra nell’ ipotesi di una ulteriore R ( rilocalizzazione  che economisti attenti ed ambientalisti propongono in direzione antiglobalizzazione, e credo che ciò sia anche nello spirito della legge Ronchi )

b ) riduzione degli altri tipi di materiali
     qui si comincia a toccare i santuari del sistema economico. Ma 
     non si hanno alternative e bisogna cominciare a pensare a sistemi di distribuzione di beni di consumo diversi di quelli finora adottati. Si dovrà arrivare alla distribuzione di liquidi alla spina che come una volta l’esercente versa in un apposito recipiente di cui è dotato il consumatore; evitare la vendita di prodotti imballati da 2 a 6 volte e spesso con funzioni dell’imballo capziose sia per le effettive quantità di prodotto che di qualità degli stessi. Evitare drasticamente l’uso dell cosiddetto uso e getta, Cominciamo a rigettare perchè abberrante lo stesso concetto dell’ uso e getta .
 Si dirà che è futurismo ignorando che è inevitabile,  si  ciarlerà di utopie ignorando che la vera utopia è il supporre che si possa vivere per produrre munnezza e lamentarsi poi di non sapere che farne.
E chiaro che come paese inserito in un particolare meccanismo / (che reputo perverso ) l’operazioni che necessitano non sono semplici. Ma con lo spirito di questa premessa si può cominciare ad operare, ed in un piccolo paese come il nostro non è detto che non si riesca ad ottenere risultati.
Intanto esiste a Procida da anni una ordinanza sindacale che vieta l’uso della busta di plastica su tutto il territorio isolano e viene diecimila volte al giorno disattesa, Cominciamo con il farla rispettare. Facciamo una capillare informazione - persuasione affinchè tutti i cittadini possano privilegiare prodotti a basso imballo, a quelli che utilizzano troppi  materiali a perdere ecc.. Dalle merendine alle acque minerali , al rasoio da barba , molto si può fare ; è questione di non illudere i cittadini che un qualche sistema tecnologico possa risolvere i problemi dopo averli creati perchè ciò non è vero. I tanto decantati termo valorizzatori di oggi sono gli inceneritori ,scartati perchè nocivi ,di  ieri con qualche piccola modifica rispetto ai danni che i primi apportavano; sono più moderni ma non più sicuri: i danni emergono sempre dopo l’applicazione e i termovalorizzatori  più moderni stanno funzionando da poco tempo,
Nessun processo tecnologico è sicuro in assoluto : anzi. Ignorando e facendo ignorare questo stato di cose si vuole semplicemente continuare a vendere prodotti nocivi all’ambiente sia all’inizio del processo economico che alla fine dello stesso , a danno di tutti in particolare delle future generazione, per volgari interessi economici di pochi oggi.
 Pertanto pur rimanendo difficile una riduzione di tutto ciò che non è umido si può fare molto per ridurne le quantità, e non è detto che un qualche risultato non si ottenga.
Riuso – per quanto già detto in precedenza dovremo cercare di riutilizzare tutto ciò che è possibile e informare e persuadere i cittadini a farlo, ma la società attuale non ci aiuta.
Riciclo – il riciclo è diverso dal riutilizzo; è un ulteriore processo che lungi dall’essere immune da effetti collaterali nocivi, quanto meno consente di ridurre l’utilizzo di nuove  materie prime e dare una qualche destinazione a quanto il processo economico produce come scarto. E del tutto inutile ricordare come la carta nasca dal legno e riciclarla consente l’evitare di abbattere altri alberi , che la plastica nasce dal petrolio e riciclarla comporta economia di questa risorsa destinata ad altri e più oculati utilizzi, che vetro, metalli ecc, comportano analoghe considerazioni.  Esistono sul territorio nazionale e campano diverse aziende che riciclano vari tipi di materiali.
Raccolta – Non esiste quindi alternativa ad una raccolta quanto più capillarmente differenziata è possibile sapendo che non sarà mai differenziata abbastanza ma questo deve essere stimolo e non arrendevolezza.
Ancora una volta però non si può fare a meno di evidenziare che le maggiori prerogative  non possono essere del singolo cittadino in quanto molto dipende da scelte opportune da effettuare a monte: : ad esempio non deve essere il cittadino a dover separare l’etichetta di carta dalla bottiglia di vetro o la plastica dalla carta che avvolge il salume , ma è la politica che deve evitare a monte le difficoltà che una vera differenziata comporta.

Con queste premesse mi riservo di sottoporre ai 3 eventuali lettori un piano dettagliato per la ns isola in un secondo momento.
 
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