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Pedofilia e internet PDF Print E-mail
L'amico Antonio Ambrosino (ambro) mi segnala questo articolo del ns. concittadino Sergio Zazzera, apparso sul sito ilbrigante.com.
Lo pubblichiamo ben volentieri anche perchè contiene preziosi consigli a proposito delle catene di S.Antonio che infestano il web e servono solo a fornire nuovi indirizzi agli spammer...

E' per questo stesso motivo però, in linea con quanto sostenuto da Altissimo (altissimo.org) vera autorità in materia, che eviterei di partecipare a sottoscrizioni tipo quella proposta da Zazzera stesso. Purtroppo su internet la prudenza nn è mai troppa!

Ecco dunque l'articolo:

Contro l’intenzione di celebrare il “pride”dei pedofili su Internet

Sembrerebbe quasi che la nascita d’Internet abbia dato vita a un novello Frankenstein, sfuggito al controllo del suo creatore: non passa giorno, che, mentre si eseguono ricerche su temi seri, il perverso effetto determinato dalla mera associazione di vocaboli ci spinga a imbatterci in siti dal contenuto, non di rado, più o meno indecente; per non dire della posta elettronica, attraverso la quale ci perviene, quotidianamente, un mare di quelle che sono solito definire “shit-mail” (a proposito: guardatevi dai messaggi che tendono a impietosirvi, raccontandovi storie di bambini rapiti o gravemente ammalati e invitandovi a innescare una sorta di “catena di sant’Antonio” informatica: solitamente, servono soltanto a carpire quanti più indirizzi sia possibile, ai quali inviare le suddette “shit-mail”). Ciò premesso, vengo, però, al tema di questa chiacchierata: il 23 giugno, infatti, una candela azzurra sarà accesa da ciascuno dei pedofili liberi (ancora tanti, purtroppo), per manifestare solidarietà ai loro simili incarcerati (fortunatamente), e sarà questo il «Love boy day», che, poi, sarà celebrato anche dagl’innumerevoli siti che, dedicati a questo tema, malauguratamente infestano Internet.
Gl’ideologi (si fa per dire) del movimento – tra i quali s’annoverano, perfino, figure del mondo politico – tentano d’accreditare una loro pretesa d’amare chi loro più aggrada, senza distinzioni, non soltanto di sesso, ma, addirittura, d’età, appellandosi all’analoga libertà celebrata attraverso i «Gay pride». Ebbene, spero che a nessuno sfugga la profonda differenza che intercorre tra tali due ipotesi di “diversità”: vale a dire che l’amore-gay postula (al di fuori, s’intende, delle ipotesi di violenza, che, però, esistono anche nell’ambito dell’amore eterosessuale) un consenso dei soggetti, che, viceversa, manca nei casi di pedofilia; e mancherebbe, sia chiaro, anche nelle ipotesi in cui il minore fosse consenziente, poiché nessuna rilevanza può essere attribuita alla volontà d’una persona, che l’ordinamento giuridico dichiara incapace d’agire. In tutti i casi, dunque, la pedofilia finisce per concretare una forma di violenza in danno del minore, né varrebbe invocare i costumi sessuali d’altre realtà spaziotemporali – come, ad esempio, quelli della Grecia di Socrate –, che rispondevano a un comune modo di sentire assolutamente diverso da quello delle società contemporanee (e di quella italiana, in particolare). Il quotidiano «Il Napoli», come tutti quelli della catena «e-polis», raccoglie adesioni a un appello che, destinato all’Unione Europea e all’Unicef, ne sollecita l’intervento preventivo, al fine d’impedire la manifestazione del 23 giugno prossimo: è sufficiente inviare un messaggio di posta elettronica all’indirizzo: This e-mail address is being protected from spam bots, you need JavaScript enabled to view it ; io m’accingo a inviarlo e invito i cortesi lettori di queste righe a provvedere analogamente. A proposito: chi, il 23 giugno prossimo, dovesse vedere in giro qualche candela azzurra accesa, è pregato di darne tempestiva segnalazione agli organi di polizia; grazie.

Sergio Zazzera

 

 
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