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Istituto nautico addio! PDF Stampa E-mail
Abbiamo ricevuto da Carlo Scotto questo scritto che pubblichiamo così com'è (anche se nn lo condividiamo al 100%) poichè consideriamo l'argomento di grande interesse visto il  ruolo che questa struttura ha esercitato nella cultura e nell'economia dell nostra isola:

ISTITUTO NAUTICO : TRAMPOLINO DI LANCIO O MERO PARACADUTE?
E’ oramai sulla bocca di tutti la notizia che lo storico Istituto Tecnico Nautico di Procida, perla della marina mercantile, sta per chiudere battenti.

Una notizia che ha scosso chiunque sull’isola, dalle istituzioni agli studenti e agli ex-marittimi in pensione…eh sì…un clamoroso colpo messo a segno dalla riforma Moratti che sancirà l’uscita di scena degli istituti tecnici a diploma finito dal sistema d’istruzione italiano.

La notizia era nell’aria già da tempo, si attendeva solo il riconoscimento formale da parte delle autorità preposte che hanno trasformato gli istituti nautici in licei dei trasporti.

Quali conseguenze avrà questa scelta sul mercato della navigazione, e più da vicino sull’unica reale risorsa economica della nostra isola?

Andiamo con ordine. Con la riforma Moratti gli istituti nautici vengono soppiantati dai licei dei trasporti e l’accesso alla professione marittima passa attraverso un corso di laurea triennale, durante il quale si perfezionano le conoscenze di base in tema di navigazione e si eliminano gli allievati ai quali accedevano i neo diplomati nautici. Quindi,in sostanza, la carriera da terzo ufficiale di coperta o di macchina comincia direttamente al termine del ciclo universitario dei tre anni.

Queste in linea di massima dovrebbero essere le indicazioni ministeriali; il condizionale è d’obbligo in quanto si attendono dal prossimo anno scolastico/accademico i primi adeguamenti messi a punto dalle macchine amministrative.

Ma vediamo all’analisi di questa riforma, cercando di comprendere quali implicazioni essa avrà sul PIL procidano.

In prima approssimazione possiamo dire che si assisterà nei prossimi anni ad una forte contrazione delle tasche degli isolani, anche se occorrerà valutare il tasso di affluenza ai corsi di laurea triennali e compararlo con l’effettivo numero di studenti che una volta laureati decideranno di investire il proprio profilo nella carriera da ufficiale della marina mercantile.

E già a questo punto possiamo avanzare delle nostre quantomeno “personali” valutazioni: a mio modo di vedere l’Istituto nautico ha rappresentato un centro di formazione di altissimo potenziale, e sull’isola tale potenziale si è espresso al meglio nel corso degli ultimi 50 anni…direttori e comandanti procidani di indubbio valore e di riconosciuta  fama nazionale trovano spazio negli organici delle piu’ note società di navigazione.

Stimando anche l’indotto che il mercato della navigazione ha creato sull’isola, senza ricorrere a formule matematiche, si puo’ certamente sostenere che il PIL isolano è quasi totalmente dipendente dai tassi di occupazione del settore marittimo.

Il problema che vorrei sollevare riguarda il fatto che lo stesso istituto nautico si è per così dire, deprezzato nel tempo  e ha suscitato nell’isola critiche e dissapori legate alla gestione deficitaria che lo ha caratterizzato negli ultimi anni.

E la situazione è andata sedimentandosi nel tempo, senza che vi siano stati rimedi per tamponare un flop di prestigio e valenza formativa, alimentando un gap forte tra il vecchio e il neo diplomato nautico. E di riflesso anche il mercato del lavoro ha percepito in ugual misura  il diverso peso dei due profili, contribuendo a quel clima di sfiducia che si è creato intorno alle competenze dei giovani aspiranti ufficiali.

Certo, quello finora descritto, è un quadro molto generico e generalizzato, di una questione che apre il fronte a innumerevoli questioni che di rimbalzo toccano giovani, dirigenti scolastici, istituzioni e cittadini tutti, come penso si possa leggere tra le righe.

Ma di sicuro il nodo della questione riguarda il fatto che la formazione nautica è una formazione finita e che quindi finora non necessitava di specializzazioni universitarie, dando accesso libero e immediato e, spesso, INDISCRIMINATO, ad una professione decisamente REDDITIZIA, da un lato, ma dall’altro una professione che richiede SACRIFICI IMMENSI, in termini di affetti, risorse fisiche e tempo.

Ma il punto è proprio questo…molti neo diplomati nautici si avventano sul mare, costretti da una carenza di occupazione a terra, senza essere del tutto sicuri del destino che intendono costruirsi, ma semplicemente attratti da un allettante richiamo economico, contribuendo a fare del nautico un semplice PARACADUTE,  dimenticandosi della sua funzione da TRAMPOLINO DI LANCIO, che un tempo lo contraddistingueva.

E purtroppo il mercato del lavoro ne ha risentito, ovvero ha risentito che molte delle scelte di aspiranti ufficiali erano scelte di aut aut, e non scelte libere e consapevoli.

E questo ha avuto conseguenze disastrose sui giudizi di valore che accompagnavano gli aspiranti ufficiali al momento di accedere al mercato del lavoro.

Piu’volte mio padre mi ha confermato, purtroppo, che alcune società di navigazione non intendono assumere allievi procidani, e questo come si puo’ ben capire getta in crisi la nostra economia, considerati le già gravi condizioni in cui versa il commercio marittimo in generale.

Questo mio intervento cerca di analizzare a grandi linee una tendenza in atto, e che necessita una articolata rivisitazione da parte di ognuno di noi, cercando di farci riflettere su quello che una volta c’era e domani non ci sarà più….MA NOI COME CE NE SIAMO SERVITI NEGLI ANNI?

 
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