Il Dissociatore Molecolare (per gli amici (e i nemici) "dismo") ha già fatto registrare parecchie prese di posizione. Questa lettera ci viene dagli operatori turistici per bocca del loro presidente:
caro Peppino, scusandomi per la lunghezza vorrei far uscire questa lettera inviata a Republica sulla questione dissociatore. ciao Basilio
Egregio Direttore Alcune osservazioni sull’articolo del 14 maggio il cui oggetto era il progetto di dissociatore molecolare a Procida. Articolo titolato “ A Procida l’impianto divora –sacchetti.”
Complimenti bel titolo. “L’uovo di Colombo” come si afferma in altra parte dell’articolo. Tutti deficienti in Italia e in Europa a puntare sulla raccolta differenziata ignorando le brillanti idee della Camera di Commercio, Ascom e Unione Industriali di Napoli (con il loro pool di “esperti” anonimi). Si dice: sperimentiamo l’impianto di dissociazione molecolare per sei mesi, se non funzionerà sbaraccheremo la scatoletta magica (abbiamo scherzato. Costa tre milioni e mezzo di euro, ma gli enti del consorzio ci garantirebbero il pagamento in ogni caso. Perché mai? Scusi Direttore una breve digressione sul verbo sperimentare. . Dagli inizi dell’era scientifica sperimentare significa la messa sotto controllo rigorosa di tutte le variabili, tecniche, ambientali, sociali. Da parecchi anni ormai, ammaestrati da precedenti negative esperienze, è stato elaborato il principio di precauzione, principio applicato a quelle nuove tecnologie i cui effetti sull’ambiente e sulla salute dei cittadini rimangono sconosciuti. Esempio classico gli O.G.M..(Organismi geneticamente modificati) . Questo principio afferma che si può estendere l’applicazione di una nuova tecnologia solo dopo che con ragionevole certezza è possibile escludere rischi per l’ambiente e la salute dei cittadini Giustamente l’unico esperto citato con nome e cognome nell’articolo, il Professor Gennaro Volpicelli, docente di impianti chimici all’Università di Napoli dice testualmente che “ il processo di dissociazione molecolare è processo allo stadio esplorativo, da valutare e condurre con cautela”. Cautela che guida la messa in funzione dell’impianto di Peccioli in Toscana collocato all’interno di una discarica, lontanissimo dal centro abitato, che lavorerà, monitorato 24 ore su 24 su piccolissime quantità, per alcuni anni, prima di disporre di risultati significativi e quindi passare ad una applicazione effettiva. Nel nostro caso il principio di precauzione è totalmente ignorato. Si parla a vanvera e con una superficialità spaventosa di sperimentazione, in relazione a un processo delicatissimo come il ciclo dei rifiuti, neanche si trattasse di cambiarsi d’abito o della scelta di sito per una vacanza. Si colloca l’impianto al Porto (area densamente popolata e commercialmente attiva, d’altra parte a Procida aree non urbanizzate sono inesistenti ) pronto a smaltire le venti tonnellate di rifiuti giornalieri mediamente prodotte sull’isola. In altre parole non di sperimentazione si tratta ma di piena attivazione di una tecnologia nuova priva degli ordinari requisiti di sicurezza, uno spericolato salto nel buio giocato sulla pelle e sulla salute dei cittadini procidani trasformati in cavie di un processo tecnico sconosciuto e speculativo. Si speculativo perché è facile immaginare la rincorsa che ci sarà a minimizzare i rischi per stabilizzare questo impianto ai fini di promuoverne altri altrove. Se funziona , si dice, abbiamo risolto i nostri problemi, siamo un’isola e abbattiamo in questo modo definitivamente i costi del trasporto dei rifiuti urbani. Dalla bolletta più alta d’Italia al costo zero del paese di Bengodi. Magia pura appunto. L’uovo di Colombo certamente. E la raccolta differenziata? A Procida da mesi siamo in attesa di un serio Piano di raccolta differenziata. E’ ovvio che la scatoletta magica la rende d’un colpo obsoleta e superata. Recupero, Riciclo, Risparmio energetico, fisime da ambientalisti integralisti che hanno colpito l’Italia e l’Europa intera risparmiando solo i nostri solerti Amministratori che in questi anni le hanno provate tutte per evitare il ricorso a questo pestifero forse troppo semplice rimedio, non ultimo i cassonetti interrati altra bufala costata alle casse pubbliche alcuni miliardi di vecchie lire e in poco tempo diventati piccole discariche e ricettacolo per ratti e altre popolazioni domestiche. Peccato che gli unici comuni campani in cui l’impatto dell’emergenza rifiuti è stato ed è inesistente sono i comuni che da anni praticano una seria raccolta differenziata. Ma quei comuni hanno Amministratori retrogradi, sicuramente non all’altezza degli Illuminati che ci guidano in partenza per Chicago. In conclusione noi non diciamo dei No, come qualche solerte e responsabile oppositore va dicendo, ma dei SI fermi e chiari, limpidi come le acque dell’isola: SI alla tutela della salute dei cittadini, SI alla raccolta differenziata, SI al Risparmio energetico, a consumi oculati e all’equilibrio del Territorio. Un solo grande No alla pericolosa antieconomica dissociativa bufala dell’impianto-divora Munnezza. Basilio Luoni Associazione Operatori Turistici Isola Di Procida